Sarà il Petrolio a far cambiare idea alla FED?

Scritto il alle 17:19 da [email protected]

Mancano sei giorni al “Federal Reserve Day“, dove la Yellen, n. 1 della Banca Centrale Americana, si esprimerà in merito all’eventuale rialzo dei tassi di interesse. L’80% degli specialisti, queste sono le probabilità al momento, si attendono un rialzo dei tassi, grazie soprattutto ai buoni dati macro nel mese di novembre relativamente l’occupazione a stelle e strisce. Se rialzo sarà, dobbiamo chiaramente capire in che misura avverrà. A nostro avviso sarà di fondamentale importanza l’intensità con la quale potrebbe, per la prima volta dopo dieci anni, aumentare il tasso di interesse. Più forte sarà l’intensità e più la volatilità sui mercati tenderà ad aumentare, al contrario, se il rialzo dovesse avvenire con maggior gradualità i listini azionari potrebbero risentirne pochissimo.

Ma è davvero così scontato il rialzo dei tassi?

Secondo il nostro ufficio studi no, non è così scontato. Ricordiamo che nelle ultime sedute abbiamo potuto assistere ad un importante sell-off sul petrolio. Le quotazioni sono scese sotto i 37$ al barile e, tecnicamente, come possiamo vedere dal grafico sottostante, abbiamo rotto dei livelli di supporto davvero importanti.

FUTURE CRUDE OIL

oil
Secondo le stime degli analisti il prezzo del greggio si manterrà basso perlomeno per tutto il primo semestre 2016 e, chiaramente, gli effetti sull’economia globale sarebbero significativi e potrebbero condizionare le scelte della FED.
Oltre a questo attenzione alle aziende legate all’andamento del Petrolio.
A titolo di esempio abbiamo preso 4 compagnie, due americane e due italiane e, come possiamo vedere dal grafico sottostante, rappresentativo l’ultimo semestre per ogni azione, la differenza è notevole. Vediamo il grafico per poi passare ai commenti.

SAIPEM – ENI – CHEVRON – EXXON MOBIL

Cattura

Sullo sfondo bianco abbiamo riportato i titoli quotati a Wall Street (Exxon e Chevron), mentre sullo sfondo giallo i titoli quotati a Piazza Affari (Eni e Saipem).

E’ chiaramente visibile, anche ad “occhio nudo”, come i titoli americani abbiano, nonostante le discese sul petrolio, una maggior forza relativa rispetto alle aziende italiane, trainate al ribasso anche dalla debole situazione dell’intero comparto.
Prima di concludere un focus rapido sui singoli titoli, così da vedere i principali livelli tecnici.

  • Exxon Mobil: dopo il breackdown della trend line rialzista di breve-medio termine i prezzi sembrano orientati verso area 71,96-72,00 dollari per azione, livello dal quale sta passando un importante supporto
  • Chevron Corp.: a differenza di Exxon in questo caso la trend line di breve-medio termine ha retto piuttosto bene e, ad oggi, tale livello sta fungendo da supporto dinamico. Da tenere certamente monitorata, perché un eventuale breackdown alimenterebbe, a nostro avviso, nuove vendite sul titolo proiettandolo fino al primo target in area 80 e, successivamente, area 76.
  • Saipem: sempre più probabile un ritorno in area 6,93 € per azione, sul doppio minimo precedente. Molti trader, mettendosi contro trend, compreranno sicuri di fare un gran colpo. A nostro avviso bon si escludono rimbalzi da qui livelli, ma che andrebbero visti solo in ottica speculativa, perché il trend in atto, fino a prova contraria, è ancora ribassista.
  • Eni: la rottura ribassista dei 14,16€ per azione ha decretato un nuovo target per il titolo che, a nostro modesto avviso, si trova in area 13,15. Doveroso evidenziare che ci troviamo in una situazione estremamente incerta e laterale, ragion per cui occorre sfruttare indicazioni operative, come abbiamo fatto su www.90trading.com, su altri titoli che presentano un andamento più solido ed un trend più stabile.

@Gabriele Cortigiani

Trader indipendente e co-fondatore del sito www.90trading.com

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